Cosa mangiavano le persone che vivevano nelle capanne dei Monti Lepini fino agli anni Cinquanta del Novecento?

di Tommaso Funaro

Prendendo spunto da varie fonti e conoscenze personali, ho voluto scrivere queste righe ma, ovviamente, sono oggetto di molte correzioni, non avendo mai vissuto di persona questa realtà. Quindi prego chi ne sa a riguardo, vuoi per racconti o vuoi per aver vissuto di persona, di commentare ampliando così questa dispensa e il sapere della nostra terra, che non va dimenticato.

Fino agli anni Cinquanta del ‘900, erano in molti, ancora, a vivere in montagna nelle capanne lepine e, ovviamente, la dieta era abbastanza povera e variava anche in base alla zona e al periodo. Qui di seguito, voglio indicare la maggior parte degli alimenti usati da queste popolazioni, sia nei periodi di carestia, che nei periodi più “agiati”.

Quindi verranno raggruppati tutti insieme i cibi mangiati in tutto il territorio lepino, senza dare conto al fatto che non in qualsiasi capanna e in qualsiasi periodo si sono consumati tutti questi alimenti. Anzi, parecchi di questi cibi, molte persone dell’epoca, non li hanno neanche mai visti.

Diciamo che, l’abitante medio delle capanne, era pastore (e, spesso agricoltore), ma non disdegnava né la caccia e né la raccolta selvatica (nelle zone pedemontane, anche la pesca). I villaggi, chiamati anche “Lestre”, erano composti da più capanne.

Quelli più organizzati, erano così composti: una camera per famiglia (capanna jo Letto), la cucina (capanna jo Foco), la dispensa (capanna della Grascia), la porcilaia (Mandriglio o Rolla), il pollaio (Capanneglio), il fienile (Capannone), eventuali letti estivi sugli alberi (Loggie), vari pozzi (Pozzigli) e il forno (Furno). Ovviamente, un villaggio del genere, era già raro trovarlo. Di solito avevano meno “comfort”, ma questa era la meta da raggiungere per avere tutte le comodità.

Non c’era il supermercato: gli alimenti più utilizzati

Passiamo ora a stilare una lista di tutti i cibi consumati (e consumabili) in questi villaggi:

  • Verdure e ortaggi vari
  • Erbe selvatiche (Ereva Pazza: cicoria, finocchiella, cardo, ramoraccia, categli, borragine, sparni, grispigna, tafani, malva, etc.)
  • Frutta coltivata e selvatica (mele, pere, fichi, uva, castagne, corbezzoli, sorbole, ciliegie, melograni, albicocche, pesche, amarene, fichi d’india, fragoline, more di rovo, more di gelso, olive, etc.)
  • Latticini (latte, siero, formaggi stagionati, ricotte e caciotte)
  • Semi oleaginosi (noci, nocciole, mandorle, semi di zucca e di girasole)
  • Legumi (fagioli, ceci, lenticchie, cicerchie, piselli, lupini e fave)
  • Cereali in farine setacciate/semintegrali (granturco e grano: romanello, roma, mentano, frassinato, guanone e marzolo)
  • Funghi selvatici (rovelle, farni, silvi, callozzigli o calategli, lattaroli, prataroli, pinaroli, ovolocce, manicciole, famigliole, etc.)
  • Grassi e condimenti: in ridotta quantità (strutto, olio di oliva, sale marino, aceto e spezie)
  • Uova (allevate e selvatiche)
  • Animali allevati (maiale, capra, pecora, coniglio, mucca, cavallo, pollame, etc.)
  • Animali selvatici (pesci, lepri, cinghiali, caprioli, rane, lumache, tartarughe, ricci, istrici, tassi, volpi, coturnici, starne, quaglie, fagiani, beccacce, anatre e molti altri uccelli)
  • Bevande (acqua di fonte e vino)

Le pietanze più consumate

Qui di seguito qualche esempio dei piatti più consumati nell’arco della giornata:

  • Ciavareglio (pane o pizza di mais semintegrale)
  • Pane di grano semintegrale
  • Sarde affumicate
  • Aringhe affumicate
  • Baccalà
  • Fichi secchi
  • Coppiette di carne secca
  • Pasta (lacchene, storzapreti, maccheroni, etc.)
  • Brodi di carne (gallina, vaccina, rana e tartaruga)
  • Polenta
  • Frutta essiccata
  • Sugo di carne (cacciagione)
  • Impanata (zuppa di siero, pane e ricotta)
  • Sugo di regaglia
  • Carne arrosto
  • Frittate (es. cipolle e asparagi)Verdure vari cotte in padella con olio, aglio e peperoncino
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3 pensiero su “Quando si viveva nelle capanne sui Monti Lepini: le “tipicità” della “dieta lepina””
  1. Era l’essenziale per vivere e stare insieme.
    Oggi non tutti conoscono il sapore di certi cibi che hai citato ma, stanne certo, chi li conosce (e ha vissuto quei tempi!) gli apprezza.
    Un saluto.

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